Nestlè/Starbucks, anche il gusto è in vendita

non bastava l’acqua…

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/08/nestle-starbucks-il-gusto-e-in-vendita-diciamo-addio-al-vero-caffe-italiano/4341020/

http://www.babymilkaction.org/nestle-boycott-list

 

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I discount mettono all’asta l’agricoltura italiana – Stefano Liberti – Internazionale

https://www.internazionale.it/reportage/fabio-ciconte/2017/02/27/supermercati-inganno-sotto-costo

i-pelati-al-doppio-ribasso-di-eurospin

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i giovedì dell’orto botanico – 8 marzo

I GIOVEDI 8_03

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6 marzo 2018 · 19:25

9 tips 4 less plastic

9 consigli (alcuni anche scontati) per ridurre i vostri rifiuti di plastica li trovate qui: https://www.greenme.it/informarsi/rifiuti-e-riciclaggio/17283

9tips4-plastic

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La paralisi bianca e l’uomo nero (da Repubblica / Paolo Rumiz)

Bologna stazione, ore 15. Visione caleidoscopica di un Paese in tilt. Freccerosse in ritardo di tre, quattrocento minuti. Tabelloni elettronici assurdi, che mostrano i treni delle 10 del mattino ma non quelli in arrivo imminente. Annunci sonori automatici resi incomprensibili dal frastuono del pubblico posseduto da un frenetico andirivieni. Nessuna voce autorevole che spieghi cosa accade e indirizzi i passeggeri. Scale mobili prese d’assalto. Fiumane che salgono e scendono negli inferi dell’alta velocità. Impossibile sedersi, alcune donne anziane piangono. Fuori fa freddo, e la sala d’aspetto è strapiena. E meno male che c’è, oggi che in Italia si paga anche per la pipì.

La stazione di Bologna è un purgatorio dove regna un sottomesso silenzio. Nessuno impreca. Comunicazione interpersonale zero. Tutti sono chini sugli smartphone, ciascuno per conto suo, separatamente in cerca di vie d’uscita alternative. E intanto, nei corridoi sotterranei, ecco la visione surreale di cinque uomini in mimetica che, anziché soccorrere i naufraghi delle “frecce”, attorniano armati uno straniero di pelle scura che cerca nella giacca documenti che verosimilmente non ha. Passano dei ragazzi con zaini, deridono il “clandestino”, e la forza pubblica non reagisce. Mai mi è apparsa più chiara la funzione del capro espiatorio. In assenza di soluzioni, serve a sfogare sull’alieno la rabbia della gente.

Vent’anni fa sarebbe stata la rivoluzione. Oggi niente. Perché? Come mai questo Paese taglieggiato dalle camorre, desertificato dalla grande distribuzione, saccheggiato dalle banche, bastonato dalle tasse, espropriato degli spazi pubblici e delle certezze sindacali, come mai questa Italia derubata del futuro, che va in crisi per una nevicata, che si lascia togliere persino la libertà democratica delle preferenze elettorali, che vede i suoi figli sedati fin da piccoli dalle playstation e poi costretti, da grandi, a emigrare per sfamarsi, magari facendo i camerieri con una laurea in tasca, come mai un Paese simile, anziché fare la rivoluzione, diventa razzista?

La risposta è di un’ovvietà elementare. Esiste un legame strettissimo tra la nullità di una classe dirigente e il rialzarsi della tensione etnica. Quando i reggitori non sanno dare risposte alla gente, le offrono nemici. Funziona sempre, perché l’uomo nero da detestare abita in ciascuno di noi. I media lo sanno, e ci campano. I social figurarsi. Accusare il “forestiero” impedisce di pensare ai nemici interni e assolve la comunità “autoctona” dall’obbligo morale di interrogarsi sui propri errori. È così da secoli. La dissoluzione della Jugoslavia insegna. Dopo aver saccheggiato il paese, la dirigenza post-comunista, per non pagare il conto, ha scagliato serbi contro croati e quel che segue. Ammazzatevi tra voi, pezzi di imbecilli.

Che c’entra la Jugoslavia? C’entra eccome. È stata il primo segno di una malattia che oggi sta contagiando l’Unione europea e si chiama balcanizzazione. Che significa: trasferimento sul piano etnico di una tensione politica e sociale che altrimenti spazzerebbe via i responsabili della crisi, i ladri e i loro cortigiani. Lo sta facendo Erdogan, evocando nemici a destra e a manca. Lo ha fatto Trump per spuntarla alle elezioni. Lo ha fatto Theresa May che ora non sa come gestire il risultato – Brexit – di un voto da cui non pensava di uscire vittoriosa. Lo fanno i Catalani chiedendo di separarsi da Madrid. Gli vanno dietro i populisti austriaci pianificando reticolati al Brennero. Per non parlare dei belgi di lingua olandese e francese che si guardano a muso duro sotto le vetrate del palazzo dell’Ue a Bruxelles. Impotenza, mascherata di patriottismo.

Viviamo un momento drammaticamente complesso segnato dal tema immigrazione. Ne siamo sommersi e non sappiamo come gestirla. Non lo sanno nemmeno quelli che l’hanno messa in moto per avere lavoratori a basso costo. Volevano manodopera, e invece gli hanno mandato degli uomini. Non era previsto. Uomini che fanno figli e cercano la felicità. E allora ecco la pensata: trasformare l’immigrato in parafulmine, per farla franca. Farne un tema elettorale, semplificare la complessità, depistare la tensione su altri obiettivi, speculare sul naturale spaesamento e le nostalgie identitarie dei più deboli in una società globale che emargina ed esclude. Chi fomenta odio razziale, con o senza il rosario, non si limita a evocare tragici fantasmi di ieri, ma è anche complice dei ladri che costringono i nostri figli a emigrare. Li copre. Con la pressione etnica aiuta i caporali ad abbassare il costo del lavoro e l’economia illegale a campare di schiavi nei campi di pomodori. È così ovvio, benedetto Iddio. Ma allora perché i cosiddetti democratici, salvo poche eccezioni, non ne parlano? Per paura dei sondaggi? Per non andare contro il senso comune di una minoranza urlante?

Un giorno, presto o tardi, vi sarà imputato di avere taciuto. Perché anche dalla vostra pusillanimità discende l’osceno silenzio che nei treni e sugli autobus avvolge e lascia impunito chi, in questa vigilia elettorale, tuona contro l’uomo nero. È questo silenzio che ferisce e offende, più ancora del razzismo. Eppure sarebbe così facile svelare il trucco; dire che, un secolo fa, dicevano di noi italiani in America le stesse cose che oggi noi diciamo dei forestieri in Italia. E cioè che fanno troppi figli, rubano il lavoro alla gente, portano criminalità e malattie. Per mio nonno è stato così, a otto anni ha attraversato l’oceano da solo, per fame. Minore non accompagnato. Varrebbe la pena ricordarlo. Anche perché sono le stesse cose che, forse, altri Paesi diranno, domani, dei nostri figli.

Articolo di Paolo Rumiz su Repubblica 26/02/2018

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La prossima felicità – (da Altreconomia)

“Fidatevi di questo libro e di queste vite (…) Illuminatevi, illuminatevi con la luce e con il buio, e poi portate nel mondo la vostra rivoluzione”

Dodici storie di persone che resistono fuori dalle strade comode, quelle più frequentate, per seguire cammini più accidentati ma autentici, gli unici possibili per loro. Ritratti di persone -non eroi– che attingono a sorgenti di felicità inusitate, alternative al “modello unico di felicità” che pervade la società occidentale.

  1. Ivan Fantini, chef della natura e scrittore
  2. Sergio Abram, naturalista divino
  3. Vittoria Savio, eroina dalle Alpi alle Ande
  4. Mariagrazia Arrighini, ‘cavrèra’ di capre dell’Adamello
  5. Adriano Roncali, rifugista della Val Mesath
  6. Alessandra Paola Solci ed Emanuele Vecchio, autocostruttori
  7. Massimo Corbucci, fisico, genio ed eretico moderno
  8. Fèro Valentini, uomo di ingegno e di bosco della Val di Non
  9. Emma Linda Quaglia, medico e maratoneta
  10. Simone Massi, illustratore resistente
  11. Gabriele Levada, vallicoltore del Po
  12. Andrea Bertola, maestro birraio e alchimista dello spirito

Sorgente: La prossima felicità – Altreconomia

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Pasta di Gragnano, il test conferma presenza di glifosato.

Dal test, quattro marche di spaghetti, tra cui due riconducibili a Farinetti, presentano residui di glifosato, l’ erbicida che in Europa è vietato usare

Sorgente: Pasta di Gragnano, il test conferma presenza di glifosato. Farinetti chieda scusa ai consumatori

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EQUONATALE A TUTTI!

glaser

(by MiltonGlaser)

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24 dicembre 2017 · 18:46

Il commercio equo e solidale


<p><a href=”https://vimeo.com/244966265″>Il Commercio Equo e Solidale</a> from <a href=”https://vimeo.com/user11024869″>Cooperativa Unicomondo</a> on <a href=”https://vimeo.com”>Vimeo</a&gt;.</p>

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